Lacrime e paura per le minacce subite


commenti Inserito il: 13 dicembre 2009 in Smaltimento rifiuti Indagini Corruzione | commenti Commenti (0)
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Lacrime e paura per le minacce subite

I due “paladini” dell’ambiente sarebbero quindi vittime di calunnie per il solo motivo di avere svolto troppo bene il loro mestiere, entrambi riferiscono di aver visto piangere la Dott.ssa Cosmar. “lacrime di coccodrillo” a loro dire, perché si era vista accusata nell’avviso di proroga indagini, ricevuto dalla Procura di Ferrara, di gravissimi reati fra i quali anche l’associazione a delinquere (vedi interrogatorio Amatiello del 25/02/2009 http://www.blogniagara.com/blog/la-prima-versione-dei-due-paladini ).

Temeva di essere arrestata perché veniva accusata di gravi reati dalla stessa Procura di Ferrara.

Nell'avviso di proroga indagini (scarica file allegato) ricevuto da Cosmar non sono però stati comunicati i capi di imputazione; dove sono i gravi reati che avrebbero fatto piangere Fabiana?

Questi invece sono i fatti raccontati da Fabiana Cosmar, Responsabile Commerciale di Niagara, alla procura di Ferrara, PM Proto e Castaldini il 17/02/09 ore 17,30.

Durante la deposizione ai PM, registrata, la teste riferisce di richiesta di denaro, di allusioni al suo trattamento economico, di minacce di possibile chiusura dell’azienda, di minacce di misure cautelari, e addirittura di interessamento verso i figli, e piange ricordando questi fatti per la consapevolezza della impressionante pesantezza della vicenda, insopportabile per una persona normale e onesta.

 

Il 19 febbraio 2009 alle ore 17,30 in Ferrara, presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara in Ferrara Via Mentessi 9 avanti ai Pubblici Ministeri Dott. Nicola Proto e Dott.ssa Patrizia Castaldini, assistiti per la redazione del presente verbale dal Ten. Giuseppe Aloisi del R.O.N.O. Comando Provinciale CC di Ferrara, M.llo Michele Tanese e M.llo Davide Bruni è comparsa Cosmar Fabiana, che invitata a dichiarare le proprie generalità e quanto altro valga a identificarla, con l’ammonizione delle conseguenze penali alle quali si espone chi si rifiuta di darle o le da false, risponde:

Sono Cosmar Fabiana nata a Bologna il 23/08/74 ivi residente in Via ….

La Cosmar viene sentita quale persona indagata in reato connesso ai sensi dell’art. 371 lettera B c.p.p. alla presenza del difensore di fiducia Avv. Fabio Anselmo come da nomina in atti.

Vengono dati gli avvisi ex art. 64 c.p.p.
a) Le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti;
b) Salvo quanto disposto dall’art. 66 comma 1 ha facoltà di non rispondere ad alcuna domanda ma comunque il procedimento seguirà il suo corso;
c) Se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall’art. 197 e le garanzie di cui all’art. 197 bis.

Si dà atto che l’ufficio procede a registrazione dell’esame della persona informata sui fatti sentita ai sensi dell’art. 210 c.p.p..

Intendo rispondere:
Sono Responsabile Commerciale della Niagara s.r.l..
Mi occupo dell’aspetto commerciale con riferimento alle offerte economiche dei clienti.
Posso decidere in autonomia sia i prezzi da praticare che l’ingresso di nuovi clienti o gestioni dei precedenti.
Io sono la compagna del figlio del titolare dell’azienda Carretta Lorenzo.
Gherardi Davide segue l’Ufficio Tecnico e la Sicurezza degli impianti.
Carretta Mauro è il legale rappresentante della Niagara s.r.l. e figura dirigenziale.
Sono a conoscenza della denuncia fatta da Carretta Mauro e in merito ai fatti, preciso quanto segue chiedendo l’autorizzazione a consultare appunti che mi sono predisposta:
l’Ufficio autorizza a consultare gli appunti.
Il primo controllo del NOE risale al 20 febbraio 2008 allorché vennero in azienda a Poggio Renatico Amatiello e Tufariello, che io già conoscevo per altri precedenti controlli, accompagnati forse da un terzo militare. Operarono un controllo di tipo documentale ossia avevano richiesto formulari e preso visione di analisi.
Dopo questo controllo ritornarono in azienda il 9 ottobre 2008 e anche in questa occasione richiesero in copia una serie di analisi sui rifiuti ed in particolare sulla caratterizzazione degli stessi.
Poiché la mole della documentazione era enorme ci fu chiesto di fotocopiarla e fornirla in seguito. Poiché la documentazione era enorme chiamammo il NOE per chiedere se era possibile fornirla su supporto informatico. Il 9 ottobre vennero sempre Amatiello e Tufariello per quel che ricordo.
Il 23 ottobre 2008 mi recai a Bologna presso la caserma del NOE, previo appuntamento, per portare il cd relativo alla documentazione richiesta.
Ricordo che entrai nell’ufficio di Amatiello e che, in attesa dell’arrivo di Tufariello, tra i diversi discorsi vi furono battute sui miei bambini. In particolare Amatiello mi chiese “come stavano i bambini”. Pur non riuscendo a valutare il tono della domanda non mi piacque tale atteggiamento e ritenevo la domanda fuori luogo. Notò anche un anello che portavo e al riguardo disse “io un anello così non l’ho mai regalato a mia moglie” o una frase del genere.
Attesi poco tempo e all’arrivo di Tufariello fui invitata a prendere un caffè fuori dalla caserma dopo aver depositato il cd richiesto dai militari.
Mentre prendevo il caffè o durante il tragitto verso la macchina Tufariello cominciò a farmi presente che la situazione della Niagara non era piacevole anzi che la situazione era pesante e che era stata da noi sottovalutata. Io risposi che noi, come azienda, ritenevamo di aver agito sempre correttamente e comunque rimasi preoccupata per l’affermazione fatta da Tufariello.
In quel frangente lo stesso Tufariello fece riferimento anche al mio recente aumento di stipendio e la cosa mi sorprese in quanto avevo a lungo richiesto l’aumento al mio titolare. Feci anche con la mano il gesto del telefono per fare intendere che questa cosa potevano averla appresa solo al telefono. Al mio gesto mi fu risposto che “loro le cose le sapevano”, e comunque fu inequivoco che i nostri telefoni erano stati controllati. Sempre in quel frangente vi furono battute del tipo “si sta bene in Niagara” collegato con il discorso dell’aumento di stipendio.
Tutto questo discorso mentre mi accompagnavano verso la macchina. Poiché quel giorno io mi ero recata con la Zafira, mentre in occasione precedente avevo utilizzato un’Audi nuova, i due mi chiesero dove fosse l’auto, e, alla mia indicazione verso la Zafira, mi dissero con battuta “siamo caduti in basso” riferendosi al fatto che in quell’occasione non avevo l’Audi.
Tornata in azienda riferii quanto appreso a Lorenzo Carretta, Mauro Carretta e Davide Gherardi.
Nello specifico riferii di aver appreso dai militari che la nostra situazione era pesante e anche che eravamo stati controllati. Quest’ultimo aspetto non sorprese più di tanto i miei interlocutori in quanto ritenevano normale essere ascoltati durante le indagini; ciò che preoccupò era l’aspetto della “pesantezza” dell’indagine.
In data 6 novembre 2008 mi sono recata a Rimini in occasione di una fiera e, come altre volte, ho usufruito dello stand della Alfarec nostra cliente e fornitore da molti anni. In questa occasione Varsallona Marco, titolare della Alfarec, andò sul discorso della indagine a nostro carico dicendomi che sapeva dell’informazione di garanzia che io avevo ricevuto pochi giorni prima, il 22 ottobre 2008, e mi informò soprattutto sulla natura del problema penale. Varsallona mi riferì di aver appreso che le indagini attenevano alla qualità del rifiuto da noi trattato ed in particolare sulla natura del rifiuto secco e che questo aspetto dell’indagine poteva in qualche modo riguardare anche Varsallona nostro cliente e fornitore. Mi parlò della percentuale del 20% di residuo secco che non poteva essere superata nel trattamento dei rifiuti. Rimasi sorpresa perché Varsallona sapeva cose che io personalmente non sapevo e la provenienza della notizia era riferibile ad Amatiello notoriamente amico di Varsallona. Non ci fu bisogno da parte mia di chiedere da chi avesse appreso tale notizia perché era per me evidente che era stato Amatiello. Rimasi altresì sorpresa perché per me l’indagine era limitata alla annotazione sui formulari che portarono le indicazioni di quanto viene trasportato. Varsallona mi riferì che era necessario che io incontrassi Amatiello per cercare di appianare la situazione.
Il giorno successivo 7 novembre sempre a Rimini mi trovai con Carretta Mauro, Anna Kassai e Mirco Ferrari a pranzo in fiera ed ebbi modo di riferire a Carretta Mauro il discorso appreso il giorno precedente da Varsallona. Poiché a pranzo vi erano anche Ferrari e Kassai, Carretta mi fece cenno che ne avremmo parlato in altra sede.
Nel pomeriggio tornai allo stand di Varsallona e sopraggiunse anche Amatiello e lo stesso Varsallona mi invitò insistentemente a cena per la sera stessa a cui sarebbero stati presenti Amatiello e Tufariello.
Io non accettai l’invito nonostante l’insistenza di Varsallona e di Jacopo Pellicciari, anch’egli della ditta Alfarec, il quale mi riferì testualmente di “non lasciarmi scappare l’occasione”. Nonostante ciò non aderii all’invito.
Tornai il pomeriggio del 7 novembre 2008 a casa e ne parlai subito con Lorenzo in quanto mio convivente.
Il lunedì successivo ne parlai anche in azienda con Carretta Mauro e Gherardi Davide e decidemmo di chiamare per sapere quello che poteva essere l’oggetto della cena.
Mi rispose Tufariello che mi disse che stava per chiamarmi lui e che io l’avevo anticipato.
Il motivo per cui chiamava Tufariello era quello della restituzione della documentazione di cui erano in possesso.
Prendemmo appuntamento e io mi recai, non ricordo con precisione la data, in caserma a Bologna a prendere i documenti.
In questa occasione incontrai solo Tufariello con il quale mi intrattenni almeno 20 minuti.
Tufariello mi disse, andando sul discorso della indagine e della concentrazione del 20% del rifiuto secco, che io personalmente gli avrei dovuto stilare una relazione che potesse argomentare la ragione per la quale noi ritenevamo che un rifiuto con concentrazione maggiore del 20% potesse essere ricevuto dal nostro impianto secondo la nostra autorizzazione. Disse ciò in quanto era la maniera per darci una mano e mi intimò di non dire nulla a nessuno in azienda circa questa richiesta.
Io obiettai subito che era una richiesta alla quale non potevo aderire perché non rientrava nelle mie competenze e non sapevo come giustificare detta richiesta in azienda.
Lui mi riferì che dovevo farlo comunque e trovare il modo giusto ribadendomi che non dovevo fare parola con alcuno in azienda in quanto se fosse finito in galera per questo aiuto che mi stava offrendo mi sarebbe venuto dietro tutta la vita.
Mi riferì ancora che a Forlì per fatti del genere saremmo già finiti in galera.
Al termine mi diede anche un buffetto in testa perché io continuavo a dire che non avrei potuto farlo senza dire nulla quantomeno a Davide che ha le competenze tecniche che io non ho. Mi diede anche un termine di una settimana.
Prima di andare in azienda mi fermai a casa perché scossa dall’incontro sia per il riferimento alla galera sia perché non sapevo come affrontare il discorso con Gherardi, Carretta Mauro e Lorenzo.
Arrivata in ufficio riferii a Gherardi e Lorenzo che bisognava fare una relazione nel tempo di una settimana che argomentasse il perché un rifiuto può essere considerato liquido benché vi sia una percentuale di residuo secco superiore al 20% (che noi di norma trattiamo sulla base della nostra autorizzazione, messa in discussione dal NOE). Costoro a cui non riferii inizialmente la motivazione datami da Tufariello, mi guardarono stupiti perché non capivano il motivo della mia richiesta. A loro, infatti, non dissi tutto il discorso intercorso con Tufariello per cercare di mantenere la parola data a quest’ultimo.
Poiché continuavano a non capire, a questo punto riferii dapprima a Lorenzo e successivamente a Davide tutto il discorso di Tufariello e che occorreva fare in fretta perché vi erano delle scadenze che lo stesso doveva rispettare.
Fu informato anche Carretta Mauro del discorso fatto da Tufariello e pertanto decidemmo di fare questa relazione che poi consegnammo il 20 novembre io e Gherardi.
Prima però di consegnare la relazione ci recammo dal nostro avvocato perché la situazione era inusuale. Spiegai a grandi linee gli incontri avuti con i militari del NOE e la richiesta di una relazione.
L’Avvocato Anselmo ci chiese se avevamo capito i motivi di questi incontri ossia a cosa potevano riferirsi.
Io ritenevo che i militari Amatiello e Tufariello volessero davvero aiutarci mentre il nostro legale non era di questa opinione e comunque ci consigliò prima di non aderire all’incontro e successivamente in caso positivo di registrare l’incontro stesso. Dall’Avvocato ci recammo io, Lorenzo e Gherardi; non venne Mauro perché era fuori Ferrara.
Aderimmo all’incontro e, dopo aver contattato Tufariello, concordammo di vederci il 20 novembre. Andai con il registratore così come consigliato dal mio legale.

ADR (a domanda risponde): quando sono andata all’incontro io non sapevo che Carretta Mauro fosse già venuto in Procura a denunciare i fatti.

Si da atto che il Ten. Aloisi dopo essersi allontanato alle 19 fa ritorno alle 20.

ADR: laddove a pagina 4 si dice “lui non ci deve essere per niente” Tufariello si riferisce a Gherardi Davide.

ADR: a pagina 6 “l’amico di un amico” è Marco Varsallona. Con riferimento a quest’ultimo voglio aggiungere che, non ricordo in quale data, se prima della consegna della relazione o dopo, Varsallona a me personalmente disse che io non avevo capito nulla di quello che volevano facendo riferimento con un gesto a una somma di denaro. Mi riferì che erano dieci anni che loro, senza specificarmi i nomi, giravano con la macchina dell’Alfarec, che io ero ingenua e che lì doveva esserci Mauro, riferito a Carretta. Risposi che mi faceva schifo. Varsallona riferì che la situazione era molto grave e che bisognava parlare con Carretta e che in cambio di una mano un regalo andava fatto. Alla mia reazione schifata, Varsallona “non devi prenderla così, devi vederla come una donazione all’Arma”.
Uscita da Alfarec, anziché andare a casa chiamai in azienda e lascai un messaggio a Davide invitandoli a non allontanarsi in quanto dovevo parlare con loro.
Mi precipitai in azienda e raccontai a Davide e Lorenzo tutto quanto mi era stato riferito.
Varsallona mi disse di fare attenzione in quanto avevamo anche microspie nei nostri uffici.

ADR: quando si fa riferimento ai discorsi di febbraio ci si riferiva alle correzioni dei formulari che io pensavo essere alla base della contestazione.

ADR: il riferimento ad AMSTET è a una municipalizzata che ci conferiva i residui dei forni crematori.

ADR: il riferimento al 484CP di pagina 14 attiene alla presunta falsificazione operata dal conferente il rifiuto, nella specie Amstet, che noi avremmo ritirato con un codice inidoneo.

ADR: il sunto della conversazione fu questo che, dato lo stato dell’indagine non si poteva più tornare indietro e al massimo si potevano limitare le misure cautelari e chiudere l’impianto al massimo due settimane e chiedere i domiciliari.

ADR: il discorso a pagina 27 sul sequestro cautelativo attiene alla possibilità di mantenere l’impianto in funzione nonostante il sequestro ed era la mia speranza. Può essere che sia in questo frangente che Tufariello mi disse che si poteva incorrere in una chiusura per due settimane ed io dissi che era fuori di testa.

L’ufficio da lettura dei passi di cui alle pagine 27, 28, 29 e 30.

ADR: il discorso attiene sempre all’aiuto che ci stava dando compatibilmente con lo stato delle indagini e cioè a quale studio rivolgerci nell’attesa che il PM prendesse visione dell’informativa.

ADR: in merito a quanto riportato a pagina 38 Cristina è un’impiegata della Niagara che si occupa della registrazione dei formulari.

ADR: a pagina 42, come già detto prima, Tufariello fa riferimento al fatto che avrebbe dettato i tempi degli sviluppi successivi. La parte in cui si riferisce al fatto che non si doveva allontanare era accompagnato dal gesto di manette riferito a Gherardi Davide.
A pagina 57 viene riferito da Tufariello che le indagini erano troppo avanzate.
Per quanto riguarda l’iniziativa del contatto con i militari ribadisco che a me fu richiesto esplicitamente da Marco Varsallona di pagare. Non sono in grado di dire che rapporto c’è tra Varsallona e i militari.
Escludo che io personalmente abbia preso iniziative per cercare un contatto con i militari.

ADR: Carretta Mauro ribadisco che non mi ha detto di essere venuto in Procura il giorno 19. Me lo disse successivamente anche se non riesco a quantificare i giorni, invitandomi a dimenticarmi della faccenda perché aveva fatto denuncia lui e c’era chi si sarebbe occupato di loro. Per mia curiosità chiesi anche quant’era la somma richiesta e Carretta Mauro mi ha detto anche di interessarmi di questa vicenda. L’unica cosa che fu detta è che non era una cifra elevata. Mi posi anche il problema di come sarebbe uscita questa somma e Carretta mi disse che questa somma sarebbe stata fatturata. Disse testualmente “tranquilla che si sono organizzati talmente bene che riescono anche a fatturare”.

ADR: Mauro Carretta dopo che io gli dissi che Marco Varsallona doveva parlargli, non mi ha mai più detto nulla di questa vicenda, fino quando mi riferì di averli denunciati.

ADR: per quanto io ricordo, quando io sono andata a Bologna, Mauro Carretta non sapeva che io avessi intenzione di registrare la conversazione. Gherardi non era a conoscenza della richiesta di una somma di denaro e, per quel che posso ricostruire con margine di dubbio, non ricordo se il colloquio con Varsallona sia avvenuto prima o dopo l’incontro.

ADR: per quel che ricordo, non mi pare di aver partecipato a una conferenza dell’ARPA sullo smaltimento dei rifiuti e di aver parlato male dell’operato del NOE.

ADR: io voglio far presente che ho paura perché in tutti i controlli dell’indagine sono stati fatti molti riferimenti ai miei bambini e in un’occasione Marco Varsallona ha chiamato Mauro Carretta dicendogli “guarda che quello là sta girando troppo” riferendosi a Gherardi. Io l’ho appreso da Lorenzo Carretta e il riferimento era al fatto che noi stavamo facendo fare perizie per la nostra difesa. Sono veramente impaurita anche perché di notte ricevo chiamate da numeri anonimi.
Non ho altro da aggiungere.

Si da atto che l’interrogatorio, per una pausa, è stato interrotto alle ore 19.48 e ripreso alle ore 19.56 successive.

La registrazione è stata effettuata con apparecchiatura marca Olympus modello L200 con nr. 2 microcassette TDK MC60.

Si da atto che vengono acquisiti in copia e allegati al presente verbale nr. 4 fogli manoscritti dalla sig.ra Cosmar Fabiana riportanti dei suoi appunti circa la vicenda de quo.

Il verbale, che viene segretato, viene chiuso alle ore 21.40.

L.F.S.

 


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