«Carretta non mente. E non è un delinquente»


commenti Inserito il: 11 maggio 2012 in Stampa | commenti Commenti (0)
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Carretta non mente E non  un delinquente

Mauro Carretta non è uno spudorato mentitore e non ha diffamato i carabinieri del Noe che gli avrebbero chiesto - c'è un processo in corso su questo - un bel po' di soldi per “ammorbidire" un'indagine per reati ambientali sulla sua azienda. Ciò che hanno appena scritto due ordinanze di un gip mantovano il 3 e il 7 maggio, potrebbe essere un clamoroso giro di boa per quello che a Ferrara è conosciuto da tutti come “processo Niagara" e che, il 18 maggio, riprenderà a Bologna con l’inizio degli interrogatori di uno degli imputati, Marco Varsallona. Costui è un imprenditore nel ramo del trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi, nel suo curriculum spiccano anche incarichi nell'Unione industriali del capoluogo emiliano. Con lui sono imputati anche Vito Tufariello e Sergio Amatiello, marescialli del nucleo operativo ecologico di Bologna: Amatiello era il comandante dell’ufficio fino al settembre  2008. I tre, e i loro legali personalmente, avevano denunciato per due volte titolare della ditta Niagara - che a Poggio Renatico gestisce da una ventina d'anni un impianto per il trattamento dei rifiuti liquidi industriali - per una presunta diffamazione a mezzo stampa. Ben due volte, due diversi pubblici ministeri avevano chiesto l’archiviazione ma chi aveva sporto denuncia ha ritenuto di fare opposizione all’archiviazione, e su queste si è pronunciato il Gip chiarendo definitivamente ogni dubbio.

Oggetto di una delle querele una lettera di Carretta al direttore della Nuova Ferrara uscita il 7 novembre 2009 dal titolo «La Niagara non accetta minacce ed è a disposizione dei magistrati». Questo perché, dalle colonne di altri giornali, i legali dei due carabinieri e dell'imprenditore avevano dipinto Carretta proprio come «uno spudorato mentitore capace di dichiarare il falso accusando falsamente i propri assistiti di reati insussistenti al solo scopo di proteggere se stesso». Carretta, in sostanza, veniva indicato come un «delinquente e un calunniatore». Dario De Luca, gip a Mantova, ritiene che quella lettera di Carretta in cui affermava di “non accettare minacce” sia puro e semplice diritto di replica, «una reazione proporzionata all'aggressione verbale» da parte dei difensori degli opponenti e che si iscrive nell'ambito «di una mirata strategia difensiva» dei tre.

Anche la notizia di reato, contenuta in un'altra querela sarebbe risultata «infondata» anche perché i tre, a leggere l'ordinanza di archiviazione, sono «fondatamente accusati di essere responsabili di una condotta concussiva e, solo i due militari, anche di rivelazione di atti di ufficio». Chiarisce il giudice che «fondatamente accusati» significa che in relazione a quelle condotte i tre siano stati rinviati a giudizio, superando il vaglio dell'udienza preliminare.

«E anche l'istruttoria dibattimentale in corso (sulla scorta della documentazione disponibile al gip, ndr) sta confermando la valenza e la gravità degli elementi a carico degli odierni opponenti», si legge nell'ordinanza. Dalla sua Carretta ha anche le prove del tentativo dei suoi querelanti di convincere clienti della Niagara a mollare l'azienda di Poggio Renatico poiché «destinata a chiudere». Si tratta non soltanto delle dichiarazioni del suo direttore commerciale ma delle voci registrate di due clienti ai quali era stato dato il consiglio. «Corposa documentazione», stando a quanto scrive un altro pm mantovano titolare dell'altra querela quando i due sottufficiali s'erano sentiti diffamati da una frase di Carretta apparsa il 28 marzo del 2010 sullo stesso giornale ferrarese (che ha sede legale nella città dei Gonzaga). Dichiarava Carretta che i tre erano «stati liberi di operare in servizio e danneggiarci con una campagna denigratoria presso aziende e clienti che, intimoriti, hanno interrotto relazioni commerciali che duravano da anni» e invitava altri imprenditori nelle sue stesse condizioni a denunciare. Ulteriori prove, i bilanci degli anni in questione con un “buco" di due milioni di euro.

Il processo di Bologna, intanto, sembra far emergere che nell’autunno del 2008  - periodo in cui, secondo il capo di imputazione, si consumarono le condotte di concussione - nell’ufficio del Noe regnasse in verità un grande “sconforto” per la mancanza di concreti elementi nell’indagine ambientale contro Niagara.

Ciononostante, nel gennaio successivo, una volta che non si realizzò il pagamento di quelle somme che Carretta – secondo l’accusa di concussione – avrebbe dovuto versare ai due carabinieri per il tramite di Varsallona,  avendo invece Carretta denunciato il tutto alla Procura di Ferrara, i due carabinieri del Noe arrivarono comunque a chiedere al pmtitolare dell’indagine ambientale l’eclatante arresto non solo di Carretta, ma anche di quasi tutti i dipendenti di Niagara, oltre al sequestro e al fermo dell’impianto. L’accoglimento di quelle richieste equivaleva evidentemente all’affossamento della Niagara.

Il pm non dispose né l’arresto né il sequestro: voleva evidentemente vederci chiaro sull’ipotesi d’accusa tecnica che era stata proposta dai Noe. Tenne aperta l’indagine e dispose, quasi un anno dopo, una decina campionamenti in altrettante aziende clienti di Niagara, in pratica i migliori fornitori di Carretta.

L'imprenditore di Poggio Renatico ha pagato caro il prezzo di questa indagine.  A compiere un'operazione relativamente semplice si presentavano ogni volta almeno tre funzionari dell'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, e quatto militari, fra cui i colleghi di Amatiello e Tufariello. Era la peggior pubblicità negativa che potesse colpire la Niagara.

Ma alla fine, l’accusa si è del tutto sgretolata, e  proprio sotto quel profilo tecnico che con tanta determinazione Amatiello e Tufariello avevano sostenuto nelle loro relazioni.  Il procedimento per reati ambientali della Niagara si è concluso nel 2010 con l’archiviazione nei confronti di Carretta e dei suoi dipendenti proprio negli stessi giorni di ottobre in cui, dopo il vaglio positivo dell’udienza preliminare, si apriva davanti al Tribunale collegiale di Bologna il processo per concussione nei confronti dei carabinieri suoi accusatori e dell’imprenditore bolognese.

I due Noe e Varsallona, dall’inizio della vicenda, non hanno mai perso occasione di sferrare attacchi – in una sorta di «risiko», come dice il legale di Carretta, Fabio Anselmo -  non solo nei confronti di Carretta e dei suoi dipendenti, ma anche, in modo insistente, nei confronti del suo legale (proprio l’avvocato Anselmo, già difensore di altre parti civili in processi che coinvolgono le forze dell’ordine, come Aldrovandi, Cucchi, Uva, Bianzino) e non ultimo nei confronti del pm di Ferrara, Nicola Proto, che per primo raccolse la denuncia di Carretta e fece le prime indagini, poi trasferite a Bologna per competenza territoriale.

Proprio così: il legale di Tufariello, il 21 settembre 2011, ha affermato clamorosamente in udienza che Proto insieme ad un tenente ufficiale di polizia giudiziaria di Ferrara avrebbe dato silente “impulso” – al di fuori di ogni regola che presiede alle attività di indagine –  ad una registrazione effettuata il 20 novembre 2008 dalla Cosmar e Gherardi, dipendenti di Carretta, di un colloquio avvenuto con Tufariello sotto i portici a Bologna, registrazione che – pienamente ammessa dal Tribunale, nonostante l’accanita opposizione degli imputati - costituisce oggi una delle prove principali a carico del militare e dell’ipotesi accusatoria. Come dire che il pm di Ferrara ha giocato sporco, al di fuori dei propri doveri istituzionali.

E’ una strategia difensiva – quella degli imputati bolognesi – articolata e aggressiva, organizzata su vari piani: varrà la pena approfondirla. Intanto con la duplice archiviazione di Mantova pare aver perso qualche pezzo.

Ma cosa potrebbe esserci dietro le attenzioni dei Noe per l'azienda di Poggio Renatico? Cosa si deve proteggere con questa incessante strategia d’attacco?

BlogNiagara, che inaugura una nuova stagione con questo articolo, si ripropone di fornire il maggior numero di elementi per trovare la chiave di un giallo che si sta consumando realmente tra la pianura estense e il Palazzo di giustizia bolognese. Seguiteci. 

(checchino antonini) 

 

 


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