Ma a chi fa paura il blogNiagara?


commenti Inserito il: 17 maggio 2012 in | commenti Commenti (0)
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Ma a chi fa paura il blogNiagara

Ma chi ha paura del blog Niagara? Ossia, chi ha paura che Mauro Carretta si difenda pubblicamente? Carretta è un imprenditore di settant'anni, di Carpi, da oltre venti titolare della Niagara, azienda di Poggio Renatico (Ferrara) che gestisce un impianto per il trattamento dei rifiuti liquidi industriali. L'incontro con alcuni sottufficiali del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, nell'autunno del 2008, gli stravolgerà la vita. I militari, dopo un'ispezione all'impianto, ventilarono la possibilità di arrestare lui e il personale della ditta oltre al sequestro del sito e, poco dopo, un imprenditore di Bologna fece capire a Carretta e ai suoi uomini che, se avesse pagato, le cose si sarebbero appianate. Questa, in estrema sintesi, la vicenda che porterà i tre - due carabinieri e l'imprenditore bolognese - al processo per concussione in corso a Bologna che riprenderà venerdì 18 maggio con l'interrogatorio di quest'ultimo.

Il procedimento per reati ambientali della Niagara si è concluso nel 2010 con l’archiviazione nei confronti di Carretta e dei suoi dipendenti proprio negli stessi giorni di ottobre in cui, dopo il vaglio positivo dell’udienza preliminare, si apriva il processo per concussione a parti invertite nei confronti dei suoi accusatori.

Questo, però, è un processo difficile. Perché è una storia che ha parecchi margini di sovrapposizione con quelle vicende che hanno visto cittadini inermi contro membri infedeli delle forze dell'ordine. I nomi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Pino Uva, Aldo Bianzino - solo per citare - sono ormai conosciuti da tutti grazie all'ostinazione di chi non s'è accontentato di versioni ufficiali e, come nel caso Aldrovandi, ha utilizzato la rete per bucare la cortina di silenzio che, in genere, viene alzata su storie come questa.  

E' per questo che anche Mauro Carretta ha deciso di aprire un blog. Ma nel gennaio del 2009, un pm di Ferrara ne ha chiesto il sequestro preventivo poiché avrebbe violato la privacy dei suoi accusatori in divisa e il divieto di pubblicazione di atti relativi a un procedimento per il quale non era conclusa l'indagine preliminare. Si trattava, in sostanza, dei verbali di alcune dichiarazioni dello stesso Carretta e di alcuni suoi dipendenti, dei brogliacci con le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche e dell'avviso di conclusione indagini.

Il 15 febbraio del 2011 Carretta pagava la contravvenzione di 156 euro ma la pm ha provato ad affibbiargli anche l'aggravante del dolo, riformulando il capo di imputazione. Carretta avrebbe aperto il blog «al fine di trarne profitto consistente - scriveva la pm ferrarese Angela Scorza - nella rappresentazione della propria persona come vittima delle azioni illecite delle odierne persone offese (i tre imputati di Bologna, ndr)». Ma Carretta è una persona offesa e, stando a quanto scriverà l'anno appresso un gip mantovano, ne ha ben donde. Quel giudice, infatti, ha appena archiviato la denuncia per diffamazione che i tre imputati gli avevano formulato per alcune dichiarazioni a un giornale ferrarese. Lo ha fatto perché i tre risultano «fondatamente accusati»: significa che in relazione a quelle condotte i tre sono stati rinviati a giudizio, superando il vaglio dell'udienza preliminare. «e anche l'istruttoria dibattimentale in corso (sulla scorta della documentazione disponibile al gip, ndr) sta confermando la valenza e la gravità degli elementi a carico degli odierni opponenti». Così si legge nell'ordinanza.

Esattamente un anno prima, un giudice di Ferrara, Alessandro Rizzieri, ha sentenziato di non doversi procedere contro Carretta perché il reato era estinto con la contravvenzione e non c'era assolutamente l'aggravante del dolo. L'accusa era infondata anche stavolta. Questo perché non c'è alcun profitto se una «persona offesa» cerca di «sostenere le proprie ragioni difensive mediante la pubblicazione di un blog» , se agisce «allo scopo di salvaguardare la propria reputazione (e non certo per aumentare il volume d'affari della sua impresa)». Certo, anche se in alcuni aspetti ha agito in «modo improprio», Carretta ha esercitato il puro e semplice diritto di cronaca. Col blog e con le dichiarazioni ai giornali. Questo spiegano la sentenza del maggio scorso e le due archiviazioni di pochi giorni fa.

I due Noe e l'altro imprenditore, fin dall’inizio della vicenda, non hanno mai perso occasione di sferrare attacchi giudiziari ed extragiudiziari – una sorta di «risiko», lo definisce il legale di Carretta, Fabio Anselmo - già difensore delle famiglie Cucchi, Aldrovandi, Bianzino, Uva - non solo nei confronti della Niagara ma anche contro lo stesso Anselmo e il pm di Ferrara, Nicola Proto, autore delle prime indagini dopo la denuncia di Carretta, poi trasferite a Bologna per competenza territoriale.

Ora la battaglia per la verità e la giustizia riprende anche da questo blog seguendo le tracce di altre esperienze informative che hanno contribuito a squarciare i veli di Maya su altre vicende come questa. (checchino antonini) 


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