Noe, faccia a faccia con i Ros


commenti Inserito il: 18 maggio 2012 in | commenti Commenti (0)
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Slitta al tribunale di Bologna l'interrogatorio dell'imprenditore Marco Varsallona ma il caso Niagara si arricchisce di un'ulteriore certezza: l'analisi dei tabulati telefonici e la loro mappatura - sebbene contestati dalle difese che chiedono un accertamento peritale - confermano il racconto dei due dipendenti dell'azienda di Poggio Renatico. In particolare, durante la lunghissima udienza del 18 maggio in cui non sono mancati attimi di tensione tra i Noe e i due Ros chiamati a testimoniare, un maresciallo del Ros ha spiegato, mappe alla mano, che Fabiana Cosmar si trovava proprio dalle parti dell'azienda di Varsallona la mattina del 13 novembre 2008: dalle 9.18 alle 11.26 la direttrice commerciale della Niagara era nella zona tra Bologna e Pianoro e c'era anche l'imprenditore, all'epoca dirigente di Unindustria il quale, secondo l'accusa, avrebbe chiesto soldi - per conto e in concorso dei militari del Noe - all'azienda di Poggio Renatico per “ammorbidire" certe indagini. Pochi giorni prima, il 6 novembre, durante la partecipazione di entrambe le aziende a Ecomondo, una fiera del settore a Rimini, c'era stato il primo accenno, da parte dell'imprenditore imputato, che dimostrò di conoscere alcuni particolari dell'inchiesta dei Noe su Niagara (come la proroga delle indagini) riguardo l'opportunità di «parlare con loro». Loro, secondo le accuse, sono i due sottufficiali dei carabinieri del Noe coimputati con Varsallona.

La presenza della teste e dell'imputato nella zona di Pianoro si ricava da un'analisi del Ros dei carabinieri effettuata per conto della procura con il sistema Sfera che consente in tempi relativamente rapidi anche la rappresentazione grafica degli spostamenti di un cellulare. I Ros sono stati incaricati della perizia sui tabulati dopo la bocciatura dell'analisi effettuata dai loro colleghi “territoriali" ferraresi che avevano fornito una relazione piena di inesattezze. Nell'incontro del13 novembre, secondo il racconto reso dalla dipendente Niagara, Varsallona la incontrò in un ufficio dell'Alfarec, ditta dell'imputato, e le chiese di lasciare il cellulare e seguirla nel piazzale. Lì le avrebbe spiegato la gravità della situazione - i Noe volevano fare una retata nell'azienda - e l'opportunità, espressa con un gesto inequivocabile, di pagare. Come noto, la risposta dell'azienda fu quella di denunciare il tentativo di concussione e, dopo l'archiviazione di ogni accusa per reati ambientali a carico di Niagara, s'è aperto il processo cui stiamo assistendo. Pochi giorni fa l'archiviazione anche delle denunce per diffamazione a mezzo stampa per Carretta e, proprio alla vigilia di questa udienza, l'annuncio di nuove grane per uno dei Noe sotto processo, Tufariello: l'avviso di fine indagini per una tentata concussione ai danni di un'altra azienda del bolognese, la Ima. (che.ant) 


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