LA MISSIONE (FALLITA) DI VARSALLONA


commenti Inserito il: 3 giugno 2012 in | commenti Commenti (0)
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Avrebbe avuto una missione, Marco Varsallona: corrompere, tentare almeno, i due Noe per conto e assieme a Mauro Carretta. Più che un colpo di scena, la versione dell'imputato senza uniforme al processo per concussione Noe/Niagara, potrebbe preludere a un crollo clamoroso nella prossima udienza, il 15 giugno, quando l'interrogatorio riprenderà con le osservazioni di parte civile e difesa. Questo perchè, secondo le parti civili, ci sono un sacco di prove che non permettono di ribaltare l'accusa su chi, Niagara appunto, di cui è già stata riconosciuta la credibilità piena in altri procedimenti promossi dai Noe, da cui è uscita assolta o prosciolta. L'imprenditore, che ha dovuto dimettersi dalla vicepresidenza del settore ambiente dell'Unione industriali bolognese, ha provato a fornire una visione coerente di quanto accaduto nei suoi incontri con il proprietario e con i dipendenti della Niagara di cui per anni è stato tra i migliori clienti. Marco Varsallona, legale responsabile di Alfarec, conosce da molti anni sia Carretta, titolare di Niagara, sia Sergio Amatiello, allora comandante dei Noe emiliani. Quest'ultimo, assieme al collega coimputato Vito Tufariello, all'epoca dei fatti stava per costituire una società di consulenza con Varsallona. Con Carretta, invece, secondo l'imputato c'era la confidenza giusta per confidarsi l'un l'altro come eludere il fisco.Una delle scene da chiarire in questo processo è quella avvenuta alla fiera di settore riminese, Ecomondo, nel novembre del 2008. E' lì, a sentire i denuncianti, che sarebbe avvenuto il primo incontro tra Amatiello (che indagava Niagara per un'inesistente contestazione sullo stato fisico dei rifiuti trattati) e la responsabile commerciale dell'azienda di Poggio Renatico. 

A sentire Varsallona, Fabiana Cosmar (le cui accuse sarebbero solo «un'invenzione», per l'imputato) si presentò sconvolta, quasi in lacrime, allo stand di Alfarec. «Casualmente» c'era lì Amatiello e Varsallona «percepì» che Cosmar volesse proprio un contatto con il maresciallo capo dei Noe. Anche Varsallona sarebbe stato angosciato dall'effetto domino di un'eventuale indagine su Niagara. Così ha ripetuto nel corso del lungo interrogatorio del primo giugno delineando una sorta di piano concordato con Carretta e che avrebbe fatto «impermalosire» i suoi quasi soci (poi la società non è mai nata per via dell'inchiesta in corso). E' così che sarebbe nata la «missione», l'idea di chiedere ai due Noe di «ammorbidire» l'indagine magari assumendo come consulente proprio Tufariello che, di lì a poco, si sarebbe congedato dall'Arma dopo aver superato l'esame da avvocato. E sempre Varsallona, nella veste di aspirante corruttore, avrebbe consigliato a Carretta di «fare un regalo» al futuro avvocato e «consulente occulto». Ma il tentativo sarebbe andato a vuoto: i due carabinieri si sarebbero «impermalositi» dalle premure dell'imprenditore quasi loro socio e lo avrebbero liquidato: «Fatti i fatti tuoi, l'indagine è troppo avanti e le misure cautelari non dipendono da noi».

A Poggio Renatico, l'intera Niagara era in ambasce, qualcuno aveva ventilato l'ipotesi che sarebbero finiti tutti in manette.

Naturalmente il tribunale ha trovato «strano» che dopo un niet così esplicito dei militari Varsallona si sia mostrato ancora possibilista con Carretta e, in generale, perché si sia così speso «per conciliare indagato e inquirente». Secondo le parti civili l'accordo cui fa riferimento Varsallona con Carretta era che Niagara dovesse tacere con tutti dell'aiuto dei Noe e non dovesse prendere alcuna iniziativa. L'avvocato, occulto o meno ma figura chiave, doveva essere indicato dai tre quasi soci. Ma c'è qualcuno che rompe questo patto, si tratta di Mauro Gherardi, parte civile anche lui e direttore tecnico di Niagara, che rivela di sapere di essere sotto intercettazione ai funzionari dell'Arpa, l'agenzia per l'ambiente, che compivano i sopralluoghi a Poggio Renatico e dai migliori clienti di Carretta. E' per questo che i Noe si impermalosiscono.

Perché a Niagara sarebbe servito un altro avvocato? Per far transitare cifre? Per prendere il controllo dell'azienda? Perché autoaccusarsi di tentata corruzione quando diverse intercettazioni sembrano inchiodare anche gli altri imputati? Sembra che in questa fase la strategia difensiva sia quella di tenere fuori l'allora comandante dei Noe che però, i primi di dicembre 2008, chiama il socio imprenditore. Rivediamo insieme quelle conversazioni come è stato fatto in aula da Fabio Anselmo, legale di Carretta.

Ce n'è una con Tufariello allarmato: «Devo dirti un fatto...», «Un fatto grave? - domanda Amatiello. «Sì! Sì!». E' il primo dicembre. Subito dopo è Amatiello a chiamare Varsallona chiedendogli «se tu insomma chiami un attimo Carretta ”con calma” ... lo scemo del suo ingegnere Gherardi... adesso è finita, è guerra fino in fondo...». La colpa di Gherardi, agli occhi di Amatiello, è quella di aver rivelato al dirigente Arpa di Ferrara di sapere di essere sotto inchiesta, «gli ha detto “ah io so che voi state indagando col Noe, state facendo i peli ... abbiamo ragione noi” allora è scemo!», sbotta Amatiello perché sarebbe quantomeno la prova di una rivelazione del segreto d'ufficio. Le voci si sovrappongono ma poi si sente di nuovo Amatiello che dà istruzioni al quasi socio. In sintesi avrebbe dovuto dire a Carretta che «una mano gli si stava dando ma adesso gli faccio un culo come una capanna eh». «No va là, aspetta un secondo, questo è un cretino, questo è un dipendente che ha la bocca larga». Ma Amatiello insiste a voler «dare una mano» a Carretta e impreca contro Gherardi: «Fammi sapere, perché io gli taglio le mani!»

In una telefonata del giorno appresso il comandante dei Noe emiliani chiede all'imprenditore se ha sentito Carretta. «ho trovato la formula secondo me giusta - spiega Varsallona - e dirgli ... “guarda se abbiamo deciso una linea in qualche modo difensiva da far vedere presso gli avvocati, bisogna che ci atteniamo a quella, se invece qualcuno va a fare una campagna di diverso tipo, alla fine voglio dire... poi i rumori eccetera ci andiamo a incasinare”. Lui m’ha detto una cosa, in parte ... boh considerevole, in parte ... allora gli ho detto “guarda attenzione, io ho dato disposizioni adesso andiamo a vedere”. Quel cretino lì ha un avviso, dice e quindi ... lo comando fino a un certo punto perché vuol salvarsi il culo per modo ... per conto suo».

Il processo continuerà il 15 giugno. Restate connessi.

(che. ant)

 

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