VARSALLONA PARLA MA NON CONVINCE


commenti Inserito il: 23 giugno 2012 in | commenti Commenti (0)
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Un'altra breccia s'è aperta nella linea difensiva dei tre imputati per concussione al processo Niagara/Noe. Nella seconda parte della deposizione di Marco Varsallona, l'unico fra i tre senza l'uniforme dei Noe, potrebbe essere definitivamente saltata la linea maginot secondo cui l'incontro chiave tra l'imprenditore di Alfarec e Fabiana Cosmar, una delle parti civili e direttrice commerciale di Niagara, si sarebbe svolto non già a ridosso della manifestazione riminese Ecomondo ma molto più in là, a dicembre. Si tratta di un dettaglio fondamentale perché se davvero l'incontro tra il titolare di Niagara, Mauro Carretta, e Marco Varsallona si fosse svolto prima di quello tra Cosmar e Varsallona (in cui l'imprenditore fece capire a gesti, “non intercettabili", che bastava pagare per sbrogliare il pasticcio coi Noe, per ammorbidire l'inchiesta) allora potrebbe meglio prendere consistenza la versione di Varsallona, la sua “missione": aiutare Carretta nel tentativo di corrompere i due marescialli dei carabinieri. In realtà, oltre ai riscontri delle celle telefoniche, che fissano al 13 novembre 2008 la presenza di Cosmar a Pianoro, dove ha sede Alfarec, le risposte di Varsallona non reggono al confronto con la memoria difensiva che lui stesso ha consegnato al pm Proto prima che questo processo fosse trasferito per competenza territoriale (la concussione sarebbe stata effettuata, appunto, a Pianoro) a Bologna.

Il collegio di giudici bolognesi dovrà valutare se risulta attendibile la tesi dell’accusa per cui fu l'imprenditore a offrirsi da intermediario, o la tesi delle difese per cui sarebbe stato Carretta a cercarlo, certo è che Varsallona non è parso in grado di offrire risposte soddisfacenti su alcuni punti: perché, ad esempio, disse in sostanza a Carretta che la verità (ossia rivendicare i propri diritti in tribunale) sarebbe costata di più che “ammorbidire" i due Noe. Certo è che la posizione del titolare di Alfarec è piuttosto singolare: da un lato si descrive in combutta con Carretta, dall'altro - contemporaneamente - è legato da amicizia a Sergio Amatiello, all'epoca dei fatti comandante dei Noe emiliani con cui ha in mente di mettersi in società - assieme allo stesso Tufariello - ma i due Noe sono anche inquisitori della sua azienda (all'epoca dei fatti c'erano alcuni dipendenti iscritti al registro degli indagati). La società dei tre sarebbe servita a fidelizzare i produttori di rifiuti di Alfarec sbrigando loro formalità delicate come i formulari, la modulistica e servizi del genere per centinaia di migliaia di euro l'anno da ciascun cliente. Non se ne farà nulla per via dell'avviso di garanzia da cui scaturirà questo processo. Secondo i legali di parte civile che lo hanno interrogato per sei ore, Varsallona non ha sciolto nemmeno i dubbi sui rapporti con Amatiello, dalle telefonate frequentissime sembra quasi che l'imprenditore svolga dei rapporti pressoché quotidiani al quasi socio e sembra pure che, almeno in un paio di occasioni, lo schema adottato con Carretta si riproponga anche con altri imprenditori: Cave Nord, di cui scriveremo nel prossimo post, o Montieco, a cui Varsallona suggerisce di usufruire dei servigi di Tufariello che, come noto, è diventato avvocato e punta a uscire dall'Arma per una carriera di consulenze nel ramo trattamento rifiuti. Non persuade nemmeno la categorica posizione di Varsallona quando nega di aver parlato di Niagara con i suoi soci dopo che i due Noe si sarebbero «impermalositi» per le sue insistenze di morbidezza su quella vicenda. Eppure Alfarec, da 26 anni, era uno dei migliori clienti di Niagara.

Varsallona ha anche negato di sapere dell'inchiesta su Carretta e i suoi dipendenti (da cui Niagara è uscita definitivamente per archiviazione), tutti minacciati di custodia cautelare, prima che la stessa Cosmar gliel'avesse annunciato nel famoso incontro riminese. Ma allora come faceva a sapere che, nelle conversazioni private, i dipendenti di Niagara confondevano il cognome di Tufariello in Masaniello? Fu questa rivelazione che sconvolse un'altra parte civile, l'ingegner Davide Gherardi, che si lamenta di questo con una funzionaria dell'Arpa che, a sua volta, informa i Noe della stranezza di un intercettato che sa di esserlo. A questo punto i Noe si sono «impermalositi» davvero tanto che nelle intercettazioni formulano una vera e propria dichiarazione di guerra all'ingrata Niagara. A questo punto sarebbe entrato in scena il missionario Varsallona che avverte Carretta, consiglia di abbassare i toni e di affidarsi a un nuovo avvocato, Tufariello, ormai a un passo dal congedo. «Uno studio legale a cui appoggiarsi per far transitare la cifra». Il consiglio a Carretta è semplice: lui ha costruito l'inchiesta, lui la demolirà. «Sanno cento volte di più quelli», quelli che sono stati inquirenti ne sanno 100 volte di più degli avvocati, anche se di fama.

Pausa estiva, ora, per il processo. Il blog, invece, continuerà l'inchiesta.(che.ant)


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