IL REGISTA COSTA DI PIU'


commenti Inserito il: 26 giugno 2012 in | commenti Commenti (0)
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C'è almeno una telefonata chiave, tra le carte del processo Niagara/Noe, che svela con chiarezza il modus operandi dei tre imputati per concussione che sembrano puntare spesso a fornire servizi e consulenze anche ad altre aziende che producono e smistano rifiuti in Emilia.  

Alle 10 e undici minuti del 16 gennaio 2009 Sergio Amatiello, all'epoca comandante dei Noe, chiama Vito Tufariello, maresciallo anch'egli al nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Bologna. Entrambi sono ora imputati per concussione ai danni della ditta Niagara di Poggio Renatico. E con loro c'è MarcoVarsallona, imprenditore del settore rifiuti, all'epoca nel direttivo di Unindustria. Quel giorno Amatiello ha fretta di sapere cosa sia accaduto la sera prima in un incontro tra il suo collega e qualcuno di Cave Nord, un'altra azienda della zona, ha l'impianto a Calderara di Reno.

Gabriele Nanni, 45 anni, tecnico e socio di cave Nord, conosce Tufariello e Amatiello. Si conobbero durante un'indagine sulla sorte di certe sabbie di fonderia che venivano da Brescia. I Noe cercavano di capire che fine avessero fatto e lo sentirono come teste. «Dopo ci siamo poi rivisti a diversi convegni... e il rapporto dopo è andato avanti da lì». Nanni li considera rapporti tra colleghi, «siamo usciti anche a pranzo qualche volta». E' lui che, in tribunale, rivela il progetto di Tufariello, che in quel tempo sta facendo l'esame da avvocato, di mettersi in proprio, di aprire un'attività di consulenza. Insomma, una nuova vita senza divisa: «Io a breve smetterò, nel giro di 2 o 3 mesi, smetterò di lavorare al coso, sto provando di vedere se sono in grado di poter gestire… cioè mettermi in piazza per realizzare un’attività di servizio».

E in un colloquio avvenuto a cavallo tra 2008 e 2009, Tufariello si propone proprio a Cave Nord: «Non vi so dire un importo, guardiamo, guardate anche voi che cosa sono in grado di poter fare io e poi quando arriverà il momento ne discuteremo», si ascolta nelle intercettazioni. Tufariello, a Cave Nord, era stato presentato da Varsallona che dunque avrebbe avuto lo stesso ruolo di cerniera tra quella ditta e i Noe che sembra emergere nel processo in corso a Bologna sulla concussione alla Niagara.

«Ci dice “guarda c’è questo ragazzo che sta uscendo del corpo, vuole fare un’attività esterna di libera professione, per cui se avete piacere…” ho detto “guarda lo conosciamo, vediamo”», ha ricordato Nanni in aula. Anche Amatiello si interessa e chiede a Nanni che impressione gli abbia fatto Vito. «Son contento di Vito? Sì, per adesso sì, adesso vediamo quando tocca la realtà, la realtà con mano vediamo cosa succede».

Torniamo a quel 15 gennaio in cui Tufariello va a Calderara di Reno, a Cave Nord. Lì avrebbe fatto dei rilievi all'azienda ma senza formalizzarli. Era carabiniere del Noe o era già un consulente? Era un'ispezione oppure una consulenza? O un'ispezione che si stemperava in consulenza? Che si ammorbidiva, per usare un termine caro all'accusa del processo Noe-Niagara: quella di ammorbidire un'indagine in cambio di soldi. Eppure quella volta avrebbe trovato che Cave Nord «prende la terra con Ddt» e «quelle terre - ricorda lui stesso nella telefonata del mattino appresso - non possono essere prese come Ddt». E non finisce lì: Cave Nord aveva altre rogne, anche legali e amministrative, e tutte le fa presenti a Tufariello. «Insomma lui è stato contentissimo», spiega al cellulare il maresciallo al suo comandante e quasi socio: «E già perché mi ha iniziato a dire “allora senti, iniziamo a metterci d'accordo su quello che ti devo per... per questo che stiamo facendo". Ho detto “guarda, ho detto io, a breve costituisco questa attività"». Il proposito di Tufariello è di iniziare entro l'inizio di marzo, nel frattempo sarebbe andato ancora in giro a proporsi in altre aziende «e poi dopo stipulare dei contratti annuali». Anche a Nanni era stato detto: «Poi ci sediamo a tavolino e fissiamo quello che deve essere il corrispettivo». Ma quella sera, Tufariello lo ripete tre volte al socio, Nanni «era contentissimo» e «già pronto a parlare di soldi». Lui, Tufariello pensava che fosse «un contratto da... penso sui 25 ci possiamo stare». «Bene, bene...benissimo», suggella la conversazione Amatiello. L'appuntamento sarebbe stato per il martedì successivo all'impianto dove Tufariello gli avrebbe preparato, tra l'altro, «il rinnovo dell'autorizzazione». «Va beh - interviene Amatiello - quello poi dopo li deve paga', eh?». «Sì però a noi interessa averlo come cliente fisso», ricorda Tufariello. Ma Amatiello insiste: «Fammi trattare a me poi con lui che...». Il comandante dei Noe è anche curioso di sapere se la sera prima si sia parlato anche di lui: «Di me non ha detto niente?». «Quando parlavamo di soldi gli ho detto “poi insomma questo è un progetto che stiamo portando avanti anche con la regia di Sergio"... e lui ha fatto: “è quello che costa di più"». Quella mattina, stando alle intercettazioni Tufariello era allegro e anche il “regista" era piuttosto soddisfatto.

I quattro, ossia il teste e i tre imputati si sono visti più volte per definire la consulenza. Dirà ancora Nanni in aula: «Allora, Varsallona in teoria, da quello che sapevo io, doveva rientrare anche lui in questo rapporto o comunque in un rapporto anche con noi legato a un eventuale attività per questa…». Varsallona, Amatiello e Tufariello, proprio, in quelle settimane, in quei mesi, stavano costituendo  una società, la Econsult, qualcosa del genere, che doveva fornire assistenza legale e altri servizi. 

Dunque, ricapitoliamo, un imprenditore riceve un signore che si propone come suo consulente, a cui dedica non solo molte ore nel corso del primo incontro, ma anche 5 o 6 incontri successivi, negli impianti e negli uffici e a pranzo. Tufariello mette giù una lettera, almeno una, considera di riformulare i formulari della ditta. Ma in aula Nanni non ricorderà che di aver parlato di soldi. Tufariello gli avrebbe solo detto «io faccio, guardo questa cosa qui, lo faccio con piacere perché ho bisogno di apprendere, di capire com’è la… di come può essere la vostra attività. Per cui, questo tempo che io dedico lo faccio come investimento futuro”».

Ma poi non se ne sarebbe fatto nulla: il maresciallo gli disse che «bisogna che per adesso sospendiamo tutto perché ci sono dei problemi per cui ne parleremo più avanti”. Problemi legati al processo in corso, il Noe-Niagara. Era il febbraio del 2009 e ai due arrivò l'avviso di garanzia.

Il processo in corso a Bologna dovrà far luce sulla qualità della relazione tra i tre e le aziende, in particolare la Niagara di Poggio Renatico che ha denunciato la concussione mentre le denuncie dei Noe a carico dell'azienda sono tutte finite definitivamente in archivio. 

che.ant


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