Il metodo Tufariello prima di Niagara


commenti Inserito il: 13 luglio 2012 in | commenti Commenti (0)
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Esisterebbe un metodo, una procedura collaudata, con cui almeno uno degli imputati del processo Niagara vs. Noe, avrebbe già tentato di approfittare della sua divisa per forzare le regole ed estorcere denaro ai soggetti che avrebbe dovuto controllare. L'Acip (l'avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari nei suoi confronti) recapitato nel novembre 2011 al maresciallo dei Noe bolognesi, Vito Tufariello, restituisce uno spaccato evidente quando racconta le modalità improprie dell'incontro tra il carabiniere e l'Ima, un'azienda di Ozzano, sulla via Emilia.

Secondo i pm Serpi e Plazzi, infatti, fu molto strano che il 16 novembre del 2007, un anno prima del caso Niagara, il maresciallo si presentasse da solo e alla fine di una giornata di sciopero, insistendo per incontrare il dirigente capo del servizio ambiente e sicurezza di quell'azienda. «Agiva da solo contrariamente alle prassi e procedure normali». L'esame in ditta delle carte dell'Ima si svolse, secondo i pm, senza le cautele del caso, limitandosi a ordinare una copia di alcuni formulari e registri sullo scarico dei rifiuti che, però, restavano in carico all'azienda che li avrebbe potuti ritoccare. Il 19 novembre quelle carte gli furono recapitate a mano al comando ma lui non le avrebbe archiviate mai secondo le procedure del caso ma le «tratteneva privatamente». Non c'è traccia del modulo “Spina-Noe" che avrebbe permesso la verbalizzazione dell'acquisizione, la documentazione dell'attività svolta e l'archiviazione informatica dei dati. L'omissione dei suoi doveri d'ufficio sarebbe stata strumentale, questa è l'accusa, «all'esclusivo fine di porre in essere la condotta delittuosa» di Tufariello che avrebbe fatto carta straccia di almeno sedici tra articoli di legge, regolamenti, codice penale e della Costituzione laddove venuto meno all'imparzialità dell'azione amministrativa. Le ipotesi di reato vanno dall'abuso all'omissione di atti d'ufficio fino alla tentata concussione perché, da un lato, dunque, «dolosamente ometteva di accertare e quindi di attivare la procedura di contestazione» di eventuali illeciti amministrativi da parte dell'Ima, dall'altro prospettava - sarebbe accaduto dopo le feste, a gennaio del 2008 - ad alcuni dirigenti dell'azienda che «per avere la sicurezza della buona tenuta della documentazione relativa alla gestione rifiuti sarebbe stato bene che incaricassero il Tufariello medesimo di svolgere corsi di formazione del loro personale preposto alla tenuta di detta documentazione, corsi che si deve ritenere sarebbero stati a titolo oneroso (pur non esplicitando in tale occasione tale naturale carattere oneroso dei corsi)». I pm ritengono che la minaccia sia stata chiarissima, seppure implicita: se non avessero aderito alla richiesta si sarebbero esposti alle sanzioni di legge a seguito dei controlli dei Noe anche in relazione alla documentazione che Tufariello teneva «in ostaggio» al comando. Infatti all'Ima risposero picche e, da quella documentazione acquisita con modalità non proprio ortodosse furono subito accertate ben 52 mancate annotazioni da parte di Ima del numero progressivo del registro dei formulari rifiuti. A 517 euro per ciascun formulario fanno una sanzione amministrativa di 26.884 euro. Anche su questa vicenda ci sarà un processo che si incrocerà con quello in corso per  concussione e abuso d'ufficio ai danni dell'azienda Niagara di Poggio Renatico.

che.ant


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