Dopo i silenzi dei Noe, parla l'accusa


commenti Inserito il: 25 ottobre 2012 in | commenti Commenti (0)
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Riprenderà a Bologna domani, 26 ottobre, il processo Niagara/Noe dopo che alla scorsa udienza i due carabinieri imputati per concussione (il terzo è un loro amico imprenditore) si sono rifiutati di rispondere alle domande degli avvocati della parte civile, ossia della Niagara di Poggio Renatico, l'azienda che ha denunciato il tentativo di concussione.

 

Un gesto senza dubbio clamoroso quello dei due sottufficiali, uno dei quali, all'epoca dei fatti - a cavallo tra il 2008 e il 2009, era comandante del Nucleo operativo ecologico dell'Emila-Romagna. Un gesto, tra l'altro, con pochi precedenti al punto che la pubblica accusa nella sua ventennale carriera non ne ha memoria e il tribunale s'è riunito in camera di consiglio per deliberare.

 

La motivazione ufficiale del rifiuto di sottoporsi al controesame è l'esistenza del blog Niagara che è stato aperto proprio per rendere pubblico un processo difficile, come accade ogni volta che a trovarsi sotto accusa è un cittadino con la divisa. Siamo stati diffamati e calunniati, hanno ripetuto uno dopo l'altro i marescialli Tufariello e Amatiello. Che il mutismo sia la scorciatoia per sottrarsi a domande scomode? si sono chiesti i legali di parte civile che intanto incassano l'acquisizione e l’utilizzabilità da parte del Tribunale di tutte le dichiarazioni precedentemente rese da Tufariello e Amatiello nel corso delle indagini quando i due carabinieri decisero di rispondere agli interrogatori dei pm o addirittura resero spontanee dichiarazioni. I loro difensori si sono opposti a questa acquisizione: forse i due ufficiali non sono soddisfatti delle dichiarazioni che resero ai tempi, preferendo non dire nulla e non aver mai detto nulla?

 

Il 28 settembre scorso, il primo a sedersi di fronte alla corte è stato Vito Tufariello, carabiniere dal 1989 e dal 2002 al Noe assieme a una quindicina di colleghi. Il maresciallo ha spiegato, rispondendo alla pm Morena Plazzi, che l'indagine del Noe sull'azienda di Poggio Renatico è stata lo stralcio dell'inchiesta Scipio di Forlì su un presunto traffico illecito di rifiuti che coinvolse più aziende. Furono contattati da un pm forlivese tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 per «attualizzare» le indagini, ossia per capire se l'illecito fosse ancora in corso anche a Ferrara.

 

E' alla fine di febbraio del 2008 che i Noe entrano nella sede dell'azienda per una verifica documentale che porta a una denuncia della ditta per smaltimento illecito, un reato contravvenzionale. I Noe chiesero le intercettazioni telefoniche e le effettuarono per 45 giorni nella primavera di quell'anno. Secondo l'Arma c'erano «grosse inadempienze» nell'attività di Niagara, fanghi solidi dove dovrebbero essere solo rifiuti liquidi. A ottobre, in ditta arrivò l'Arpa per effettuare i prelievi che dovevano servire a certificare il pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente di quelle inadempienze. In quell'occasione era presente anche Sergio Amatiello, il comandante.

 

C'è un'intercettazione a cui s'è richiamato Tufariello, quella in cui Fabiana Cosmar, responsabile commerciale della Niagara, dice di aver dovuto “prendere a badilate" un quantitativo da smaltire. Sarebbe la prova delle «grosse inadempienze» che però sarebbero state archiviate prima di questo processo a ruoli invertiti. Naturalmente, e legittimamente, il sottufficiale ha negato di essersi proposto come consulente per risolvere il problema dell'azienda con i rifiuti e con i formulari che l'accompagnano. E ha negato sia le minacce che Fabiana Cosmar dice di aver ricevuto sia di aver parlato della questione con Marco Varsallona, il terzo imputato, all'epoca tra i vertici dell'Unione industriali di Bologna. Ovvio, e legittimo, che anche le domande delle difese abbiano teso «a far emergere la parte più luminosa della carriera» di Tufariello che, per una missione in Campania ha ricevuto una decorazione.

 

Quando, invece, gli viene chiesto conto della conversazione registrata del 20 novembre del 2008 sotto i portici a Bologna con i dipendenti della Niagara Cosmar e Gherardi, Tufariello tende a minimizzare, «erano solo frasi scherzose», «non volevo crearmi inimicizie», «frasi buttate lì per non essere scortese nei confronti di queste persone visto che stavo uscendo dall'Arma». Ma per la pm quelle parole sarebbero quelle di un investigatore che rivela cose a persone indagate prima che sia chiusa l'inchiesta. I dettagli, a questo punto sono cruciali, visto che la tesi del processo è che siano stati chiesti soldi a Niagara per “aggiustare" le carte. Varsallona, vice presidente dell'Unione industriali con la delega all'Ambiente, avrebbe svolto un ruolo di mediatore. La tesi delle difese è, più o meno, che il titolare di Niagara e Varsallona abbiano tentato di corrompere i due carabinieri. Ma i tre, stando ad alcune intercettazioni stavano progettando una «nuova vita» fuori dai Noe, una sorta di società di consulenza per le aziende come Niagara. In una in particolare, Tufariello allude alla «regia di Sergio... quello che costa di più». Si rilegga il nostro post del 26 giugno (http://www.blogniagara.it/index.php?action=anteprima&id=51) citato dagli imputati per sostenere il loro rifiuto di sottoporsi al controesame.

 

Anche Sergio Amatiello ricostruirà le fasi delle indagini contro Niagara e, rispondendo alla pm, rappresenterà al collegio una specie di contrasto vivace tra il sottoposto («ma laureato») Tufariello e lui.

 

Amatiello incontrò la Cosmar a Rimini, nel novembre del 2008, nel corso di una fiera del settore. A presentarli l'amico Varsallona. Alcuni giorni dopo, c'era anche lui dalle parti del comando del Noe quando Cosmar e Gherardi, il responsabile tecnico dell'azienda di Poggio Renatico, si videro con Tufariello per discutere della relazione tecnica che avrebbe aggiustato le cose. Nella conversazione registrata, Tufariello, più volte, fa riferimento al suo comandante, secondo la pm, come un personaggio importante di quella «trattativa». Nel tardo pomeriggio i due carabinieri si parlano al telefono e, tra le considerazioni, c'è quella sulla «combattività» del personale Niagara. «Se sono combattivi - ebbe a dire Tufariello - non possiamo aiutarli. Il primo dicembre, al telefono con Varsallona, sarà registrato mentre dice che «vanno massacrati», che bisogna chiudere i conti facendo un danno». Prima del colpo di scena, del mutismo con le parti civili, Amatiello si smarca nettamente dagli altri imputati a proposito della società da costituire: «Mai pensato di lavorare con Tufariello. E' lui che me lo ha chiesto». Ammette di averci pensato quando ha dovuto cedere il comando a un capitano proprio in quel periodo ma poi ci avrebbe ripensato.

 

Il processo volge al termine, mancano una manciata di udienze prima della sentenza prevista per la fine dell'anno. Prossima udienza domani con la requisitoria del PM e le sue richieste al Collegio sulla responsabilità dei tre imputati.

 (checchino antonini)


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