La pm chiede 5 anni per i Noe e il loro socio


commenti Inserito il: 20 novembre 2012 in | commenti Commenti (0)
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Un'altra clamorosa svolta nel processo Niagara/Noe: i tre imputati hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato. Così, fatti uscire gli “estranei", il processo procede a porte chiuse nelle sue battute finali: la requisitoria della pm e le arringhe dei difensori e delle parti civili. Secondo quello che trapela al termine della requisitoria della pm Plazzi sono stati chiesti cinque anni per tutti e tre gli imputati di concussione più sei mesi per uno dei carabinieri per rivelazione di segreti d'ufficio. Ma il punto decisivo della requisitoria è la richiesta di trasmissione degli atti per quel che riguarda la relazione degli imputati con un'altra azienda, Cave Nord, che, assieme all'inchiesta sui rapporti tra uno dei carabinieri imputati e l'Ima di Bologna (il 16 gennaio dovrebbe esserci l'udienza preliminare) fa pensare alla pubblica accusa che lo schema sia lo stesso seguito ai danni della Niagara.

E' andata così: la difesa dei tre imputati ha contestato l'integrazione del capo d'accusa. Sergio Amatiello e Vito Tuffariello, assieme a Marco Varsallona, sono imputati perché «abusando delle loro qualità e dei loro poteri inducevano carretta Mauro (titolare di Niagara, ndr) a promettere loro una somma tra i 20mila e i 40mila euro per “ammorbidire" le conclusioni dell'informativa finale da depositare in Procura». In pratica avrebbero prospettato ai vertici dell'azienda che, pagando, avrebbero salvato gli impianti di smaltimento di rifiuti liquidi dal sequestro e loro stessi dalle misure cautelari. La scorsa udienza, la pm aveva chiesto di precisare nella formulazione che gli imputati avrebbero indotto Carretta a pagare «anche sotto le apparenze e le forme della adesione a proposte di assistenza/consulenza tecnico-legale attraverso la società di consulenza che i correi stavano costituendo». Un progetto più volte affiorato nel corso del dibattimento, «in tutta l'attività istruttoria e in una serie di ammissioni degli imputati e nelle trascrizioni delle intercettazioni». Tutti elementi relativi alla costituzione di una società di consulenza che avrebbe coinvolto, così pare, sia carabinieri in servizio, sia prestanome di comodo. E che avrebbe agito anche nei confronti di altre aziende, ad esempio la Cave Nord di cui s'è scritto anche in questo blog. Che ci fosse un progetto per fare società insieme, questo hanno sostenuto i difensori e questo ha avallato il collegio, era già chiaro durante la fase delle indagini, ora non vi sarebbero elementi di novità tali da ammettere una “contestazione fisiologica" cioè emersa nell'istruttoria dibattimentale. Se l'aggravante fosse stata contestata allora i tre imputati - due sottufficiali del Noe dei carabinieri e un imprenditore dirigente, all'epoca, della locale Unione industriali - si sarebbero potuti avvalere del rito abbreviato, che consente loro uno sconto di un terzo della pena.

Da parte sua, la pm ha provato a dimostrare che l'integrazione del capo d'accusa, che resta il delitto di concussione, fosse davvero conseguente allo sviluppo del dibattimento perché solo in sede di processo è stata sentita la principale delle parti offese, il titolare della ditta Niagara, e sono state inoltre possibili le trascrizioni e le acquisizioni di elementi che, prima, erano solo «emersi minimamente». «E proprio nel processo - ha ricordato Fabio Anselmo, uno dei legali di parte civile - è emersa la “consulenza" fornita dagli imputati anche in favore di altre aziende».

Il collegio, dopo una camera di consiglio di un'ora, ha ammesso il rito abbreviato rifacendosi a una sentenza della Consulta del dicembre del 2009.

Il processo va avanti ma lontano dagli occhi indiscreti della stampa, soprattutto di questo blog. E questo, probabilmente, era uno degli obiettivi delle difese degli imputati che sono da sempre piuttosto irritati dal blog di cui ben due sentenze hanno ribadito la legittimità e, forse, dall'esercizio del diritto di cronaca in generale.

La mossa del rito abbreviato, che segue al rifiuto clamoroso degli imputati di sottoporsi al controinterrogatorio dei legali delle parti civili, è l'ennesima mossa di un risiko processuale e extraprocessuale con cui le difese dei tre - ammettendo implicitamente un livello di debolezza rispetto alle evidenze emerse finora - hanno provato a rimettere sotto processo il titolare di Niagara e a colpire uno dei suoi legali, Fabio Anselmo, nonché il pm di Ferrara, Nicola Proto, autore delle prime indagini dopo la denuncia di Carretta, poi trasferite a Bologna per competenza territoriale.

(checchino antonini)

 


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