Rieccoci, il sequestro era ingiusto!


commenti Inserito il: 11 gennaio 2013 in | commenti Commenti (0)
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Rieccoci il sequestro era ingiusto

«Tutti gli atti erano pubblicabili»: il blogNiagara è stato dissequestrato. L'articolo 21 della Costituzione batte la tendenza all'opacità, l'allergia alla libertà di cronaca. Succede a Ferrara dove, il 3 dicembre, un giudice ha decretato di oscurare di nuovo il blog di un'azienda locale impegnata in un difficilissimo processo per concussione contro due carabinieri del Noe e un imprenditore bolognese. La giudice Tassoni, esaminata la richiesta del pm Cavallo ha chiesto il il sequestro preventivo del blog ipotizzando il reato di cui all'articolo 684 del codice penale: pubblicazione arbitraria di atti di cui è vietata la pubblicazione. La denuncia è stata presentata da uno dei due carabinieri imputati e che all'epoca dei fatti comandava il nucleo operativo ecologico dei carabinieri. Il processo è in corso a Bologna. Dopo le arringhe dei difensori e le repliche, la sentenza sarà pronunciata il 29 gennaio. Questo blog, dal momento del suo dissequestro, nella primavera scorsa, s'era limitato a seguire le udienze e dare conto di quelle precedenti, anche utilizzando materiali acquisiti dal collegio e discussi in udienza e brani dei brogliacci acquisiti e periziati dal tribunale di alcune telefonate, piuttosto eloquenti secondo la parte civile, tra il sottufficiale e l'imprenditore coimputato.
In particolare, il sequestro sarebbe causato dalla pubblicazione di alcuni stralci degli interrogatori resi dagli imputati nella prima fase del processo, quella ferrarese, prima del trasloco a Bologna per competenza territoriale.

Ieri il tribunale del Riesame ha ribaltato quel decreto rilevando che «la Corte costituzionale, con sentenza 24 febbraio '95, n.59, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale» del comma del 684 invocato dal gip. Dunque sono pubblicabili tutti gli atti già entrati a far parte del fascicolo per il dibattimento. La Consulta ha sottolineato che quella norma serve a tutelare le esigenze investigative durante le indagini preliminari, «ma non certo per il dibattimento». Inoltre, «non può ragionevolmente giudicarsi compromessa dalla pubblicazione di quanto contenuto nel fascicolo» l'esigenza di «evitare una distorsione delle regole dibattimentali che si avrebbe ove il giudice formasse il suo convincimento sulla base di atti che dovrebbero essergli ignoti». Il fascicolo, per definizione, contiene solo atti che il giudice dovrebbe conoscere. Il Tribunale ha ammesso gli imputati al rito abbreviato acquisendo l'intero fascicolo «rendendo così pubblicabili - spiega il dispositivo - tutti gli atti in esso contenuti» e che erano entrati nel fascicolo sicuramente prima della richiesta di sequestro visto che il processo è ormai in dirittura d'arrivo.

Si conclude uno dei capitoli clamorosi di questa storia. Il sequestro di una testata giornalistica è merce rara, rarissima, specialmente dopo il Ventennio.

Mauro Carretta, titolare di Niagara, due volte è stato denunciato per diffamazione e altrettante volte un giudice ha stabilito che non è uno spudorato mentitore e non ha diffamato i carabinieri del Noe che gli avrebbero chiesto - il processo in corso è su questo - un bel po' di soldi per "ammorbidire" un'indagine per reati ambientali sulla sua azienda. Il blog è stato oscurato per la stessa ragione, poi ha riaperto una prima volta con la semplice oblazione di una contravvenzione. Il Noe, in precedenza, aveva tentato di metterlo in mezzo in un'indagine finita anch'essa nel vuoto. L'accusa, inconsistente, si è del tutto sgretolata. Il procedimento per reati ambientali della Niagara si è concluso nel 2010 con l'archiviazione nei confronti di Carretta e dei suoi dipendenti proprio negli stessi giorni di ottobre in cui, dopo il vaglio positivo dell'udienza preliminare, si apriva davanti al Tribunale collegiale di Bologna il processo per concussione nei confronti dei carabinieri suoi accusatori e dell'imprenditore bolognese.

I due ex Noe e l'imprenditore, dall'inizio della vicenda, non hanno mai perso occasione di sferrare attacchi - in una sorta di «risiko», come dice il legale di Carretta, Fabio Anselmo - non solo nei confronti di Carretta e dei suoi dipendenti, ma anche, in modo insistente, nei confronti del suo legale (proprio l'avvocato Anselmo, già difensore di altre parti civili in processi che coinvolgono le forze dell'ordine, come Aldrovandi, Cucchi, Uva, Bianzino) e non ultimo nei confronti del pm di Ferrara, Nicola Proto, che per primo raccolse la denuncia di Carretta e fece le prime indagini, poi trasferite a Bologna per competenza territoriale. La strategia della difesa, lo abbiamo scritto spesso, è articolata e aggressiva, organizzata su vari piani e, nelle fasi finali del processo ha proceduto per ripetuti colpi di scena: il rifiuto di sottrarsi al controesame dei legali di parte civile e la richiesta, in fondo alla fase dibattimentale, del rito abbreviato che comporterà loro un sostanzioso sconto di pena e li sottrae temporaneamente (e parzialmente) allo sguardo della stampa proprio mentre altri procedimenti simili si stanno per aprire con altre aziende coinvolte e con almeno uno degli imputati direttamente chiamato in causa.

 (checchino antonini)


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